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COME STA IL LAGO D’IDRO?


Sabato 16 marzo presso l’auditorium della Comunità Montana di Valle Sabbia a Nozza di Vestone si è svolto l’incontro di presentazione dei risultati dello studio biennale intitolato “Indagini ecologiche sul Lago d’Idro”. Realizzato da maggio 2010 a giugno 2012, lo studio si colloca all’interno del Progetto europeo SILMAS “Strumenti sostenibili per la gestione dei laghi nello spazio alpino” www.silmas.eu

 

Lo studio, effettuato dal Dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma su incarico di regione Lombardia, aveva l’obiettivo di delineare un quadro chiaro sullo stato di qualità del lago per riuscire a capire quali azioni mettere in atto per migliorare la qualità delle acque e dell’ecosistema del Lago d’Idro.

Dopo gli interventi di benvenuto del Presidente della CMVS, Ermano Pasini e della dr.ssa Viviane Iacone, Dirigente Struttura Pianificazione Acque, Regolazione Servizi di regione Lombardia, è intervenuta la dr.ssa Clara Bravi per contestualizzare lo studio all’interno del progetto SILMAS, attraverso il quale 15 partner europei hanno collaborato per individuare e promuovere buone prassi e metodologie innovative per la gestione sostenibile dei laghi alpini. Ha poi preso la parola il prof. Pierluigi Viaroli, professore ordinario di Ecologia presso il Diaprtimento di Bioscienze dell'Università di Parma, che ha illustrato nel dettaglio i risultati.


 

Lo studio 

Lo studio, durato due anni, ha previsto lo svolgimento di indagini con una frequenza di campionamento molto elevata, così da poter cogliere adeguatamente l’entità e la variabilità dei processi.

Come sta il lago?Il lago presenta condizioni di eutrofia (sovrabbondanza di nitrati e fosfati), con conseguente sviluppo di alghe microscopiche (fitoplancton) nelle acque aperte e di vegetazione acquatica (macrofite) lungo le sponde, in particolare nel periodo estivo. È stato rilevato inoltre un cianobatterio potenzialmente tossico, che si sta diffondendo anche in molti altri laghi alpini.

La causa prima dell’eutrofia è da ricercarsi nei carichi di azoto e fosforo che provengono dai principali corsi d’acqua e da alcuni allevamenti ittici. Soprattutto nella zona litoranea, hanno una certa importanza anche gli scarichi domestici e diffusi non trattati.

La presenza della vegetazione acquatica sommersa nella fascia costiera a pendenza contenuta è protettiva per il mantenimento di un buon equilibrio dell’ambiente lacustre poiché trattiene particellato e nutrienti e offre cibo, rifugio e protezione alla fauna. Tuttavia, questa vegetazione è percepita come un possibile impedimento per le attività balneari e quindi come una criticità per lo sviluppo turistico.

 

Le acque sono bene ossigenate?Il Lago d’Idro appare nettamente diviso in 2 zone: la qualità dell’acqua nei primi 40 metri è molto differente da quella presente nello strato inferiore che va da 40 m fino al punto di massima profondità (circa 120 m). Al di sotto dei 40 m manca completamente l’ossigeno disciolto ed aumentano le concentrazioni di composti ridotti (solfuri, metano, ammoniaca). La stratificazione, già rilevata circa 40 anni fa, potrebbe essere causata da una sorgente sotto-lacustre, che alimenta con acqua a più alta concentrazione di soluti gli strati profondi del lago. Nei 2 anni dello studio sembra però essersi aggravata, avvalorando l’ipotesi che il fenomeno sia influenzato anche da pressioni locali e dal cambiamento climatico. Questa stratificazione impedisce di fatto il rimescolamento delle acque, che avviene in maniera parziale solo in quelle più superficiali, creando una situazione di meromissi, in cui le parti più profonde del lago diventano un serbatoio di accumulo di grandi quantità di fosforo e ammoniaca. Il carico di fosforo nello strato più profondo delle acque, può costituire un problema per il risanamento del lago e può essere in relazione con la crescita dei cianobatteri.

Quali proposte?Dallo studio emergono due ordini di interventi, a breve e lungo termine:

Breve termine

a)      Controllo e gestione della vegetazionecon uno  sfalcio selettivo delle macrofite limitato alle sole zone di interesse per l’attività turistica e accompagnato da programmi di contenimento dei fattori esterni che ne stimolano la crescita.

b)      Approfondimento dell’origine dei carichi esterni di fosforo e azoto, che provengono in larga parte dal fiume Chiese, dal torrente Caffaro e dalle acquacolture. Una volta individuate le possibili sorgenti, potranno essere valutati e predisposti eventuali interventi di abbattimento.
 

c)      Individuazione e controllo dei carichi che arrivano direttamente a lago non depurati e che possono incidere anche sullo sviluppo locale delle macrofite. A questo proposito sono state avviate verifiche sul sistema di depurazione e collettamento dei Comuni e di alcuni insediamenti intorno al lago.

Lungo termine:

In merito al problema più rilevante, ovvero la meromissi, si rendono necessari ulteriori studi per:

·         consolidare il quadro delle conoscenze relative ai processi che avvengono negli strati più profondi del lago

·         verificare l’incidenza dei carichi che provengono dal bacino imbrifero in termini di amplificazione dei processi che avvengono nelle acque di fondo

·         valutare l’eventuale sviluppo di cianobatteri

·         valutare la fattibilità di interventi sul lago d’Idro basati sull’impiego di tecniche oggi utilizzate in casi analoghi

 

La relazione completa sullo studio verrà presto resa disponibile sul sito internet della Regione Lombardia.



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